Psicologia turistica

Che cosa è la Psicologia Turistica?

La Psicologia Turistica è quella branca della Psicologia che studia il comportamento turistico.

Il turista non è nient’ altro che un individuo che si muove in un ambiente, quello della vacanza o del viaggio, la psicologia turistica continua a studiare l’uomo nel suo ambiente , ma in questo caso è un’ambiente scelto e molto spesso desiderato.

L’azione turistica è fortemente connotata da componenti emotive, sociali, cognitive, motivazionali, e come tale offre un ampio spazio di manovra per un’osservazione psicologica dell’individuo.

Gli aspetti più cruciali della psicologia turistica, quelli in cui, secondo me, una consulenza psicologica può davvero fare la differenza sono:

  • L’aspettativa

  • Le motivazioni

  • La presa di decisione

  • L’esperienza turistica

  • Il ritorno a casa

  • La soddisfazione

L’aspettativa

L’aspettativa che un soggetto ha prima di intraprendere un viaggio, ha sempre costituito un peso rilevante e poiché questa è strettamente collegata all’immaginario che un soggetto ha di un luogo, il potere d’evocazione acquisisce un peso importante nella presa di decisione.

Oltre a come un soggetto può immaginare il luogo dove andare, è da osservare come un soggetto immagina se stesso in quel luogo.  L’aspettativa di un viaggio non include solamente il pacchetto turistico che una persona sta per comprare, ma anche un’immagine di se stesso che ha deciso di sperimentare. Analizzando come un soggetto si visualizza in una vacanza, si può facilmente ricondurre il tipo di aspettativa che ci si è costruiti al tipo di esperienza nella quale si è deciso di sperimentarsi.

Le motivazioni

 

Personalmente ho leggermente elaborato la teoria motivazionale dandole un taglio più legato al mercato di riferimento, raggruppandole in tre macro aree:

 

  1. Motivazioni individuali come il bisogno di rilassarsi e ricaricarsi, inteso non solo come dolce far niente, ma anche come potersi dedicare a tutto quello che si definisce piacevole e svago, non avere obblighi e tempi scanditi come di solito si ha nella vita di tutti i giorni; il bisogno di evasione e fuga dalla quotidianità, la necessità di “staccare la spina”; la ricerca di se stesso, il bisogno di auto-osservazione ed auto-ascolto, sperimentarsi in un “luogo” nuovo per scoprire parti diverse del Sé, la necessità di mettersi alla prova, di mettersi in discussione.
  2. Motivazioni interpersonali che possono articolarsi nel rafforzamento delle relazioni sociali e quindi nel dedicare più tempo alla propria famiglia e ai propri affetti, rispetto a quanto non si riesca a fare nella quotidianità ed in alcuni casi riunirsi con parenti lontani; facilità di interazioni sociali, avere la possibilità di fare nuove amicizie, ampliare la propria  cerchia di amici, spesso diverse da quelle con cui siamo abituati a condividere la vita, o avere la possibilità di sperimentarsi identificarsi ad un gruppo al quale si appartiene o al quale si vorrebbe appartenere.
  3. Motivazioni sociali quali il prestigio, l’idea di affermare quel Sé ideale che si rincorre; la regressione, intesa come la possibilità di mettere in atto comportamenti che solitamente non s’intraprendono, perché ritenuti infantili o magari poco socialmente accettati o distanti dall’immagine di se stessi nella quotidianità; il bisogno di conoscenza, che può essere articolato sia nella ricerca della cultura intesa come arte e storia, sia come tradizioni di popoli.

La presa di decisione

 

C’è un processo naturale dell’individuo che viene messo in atto prima di intraprendere un’azione. Si parte da una decisione generica, in questo caso la scelta di partire per un viaggio/vacanza, all’acquisizione d’informazioni sulle possibili mete ed itinerari (ed è proprio in questo punto che negli anni si è collocato il marketing turistico), alla decisione congiunta nel caso in cui si parli di viaggio familiare o di gruppo, fino a giungere all’attività in senso specifico dell’esperienza turistica (Francken e Van Raaij 1984).

L’esperienza turistica

 

Ogni aspetto di questa esperienza è intriso di meccanismi psicologici, dal momento in cui si parte il turista entra in un tempo sospeso in cui si ricercano sensazioni ed emozioni, si apprezzano e si sperimentano nuovi ritmi. Molto spesso l’esperienza turistica è accompagnata da sollecitazioni cognitive, emotive-comportamentali e psicofisiologiche che a volte posso essere percepite come stressanti.

Durante il viaggio il turista si sperimenta in relazioni sociali, che sono il prodotto dell’identità e dell’atteggiamento del turista immerso in un’organizzazione; le relazioni tra turisti; le relazioni tra gruppi e quindi problematiche legate alla leadership, relazioni turisti-locali, relazioni turista-personale di servizio.

Il ritorno a casa

A seconda del grado di benessere e della piacevolezza del viaggio, il momento del ritorno può essere vissuto come un distacco dall’ambiente più o meno difficile. Questa esperienza è ricca di connotazioni di ricordo e nel momento di reintroduzione nella quotidianità, il turista si focalizza molto sull’analisi dell’esperienza vissuta. È proprio su questa emotività si possono rafforzare i piani di fidelizzazione, si può creare un effetto coda lunga dell’esperienza che sarà contagiosa verso le persone vicine al turista e sarà determinante anche per le sue scelte di vacanze future.

 

 

La soddisfazione

Riprendendo un concetto espresso da Pearce, la soddisfazione turistica non è il giudizio di un momento, ma un processo che inizia quando si parte e  generalmente termina con rientro a casa, ma può anche continuare per un tempo indefinito ogni qual volta verrà chiamata in causa quella esperienza. Un turista soddisfatto si trasforma in un ambassador naturale di quella esperienza che rimane cristallizzata e sospesa nella vita di quella persona, ma che al giorno d’oggi grazie ai social può essere amplificata in modo spesso incontrollabile.