L’industria del turismo negli anni ’80-’90 ci ha fatto sentire incapaci di muoverci in autonomia, e così sono esplosi i viaggi di gruppo. Dieci, quindici, venti persone sconosciute, aggregate con l’unico criterio di pagamento, che condividono una vacanza e un itinerario, perché così costa meno, perché così si sentono più sicuri, perché così è più facile. “Turisti fai da te? Ahia Ahia Ai!

Per diversi anni è andata bene, poi le persone sono iniziate a diventare insofferenti per tantissimi aspetti, hanno deciso che condividere forzatamente il loro prezioso tempo libero non era più il miglior modo di investire i propri soldi.

Ed ecco che paino piano sono iniziati a nascere i tour operator taylor made, quelli che ascoltano le tue esigenze e le tue curiosità, quelli che addirittura hanno il personal designer e ti disegnano un viaggio esattamente come lo desideri, curando ogni dettaglio.

Negli ultimi 6-8 anni l’invasione dei social media ha cambiato le nostre abitudini e i nostri comportamenti, siamo diventati sempre di più concentrati sul piccolo schermo che su gli occhi di chi abbiamo davanti.

La nostra piramide di Maslow è cambiata, ora come base della vita, prima del cibo, prima del caffè la mattina abbiamo il wifi. La sua assenza o presenza influenza la precazione di un luogo. Mesi fa parlando con un amico mi ha detto che la spiaggia di Bingin (Bali) non gli era piaciuta perché non c’era campo e nessuno dei bar aveva il wifi, criterio innovativo direi, io pensavo che l’acqua turchese e i frangipani sulla sabbia bianca fossero sufficienti per una giornata al mare.

Eppure siamo diventati così, noi esistiamo se condividiamo, o almeno nella nostra vita social. Già perché molti ormai hanno due vite , quella vera e quella dei media, e chissà perché la seconda è molto più brillante.

Ma quindi i social network hanno portato solo risvolti negativi?

Ovviamente no, ci hanno aperto anche delle porte molto interessanti, ad esempio le persone si aggregano per interessi.

La maggior parte di noi si aggrega per “criterio geografico” come dico io ossia con le persone che incontriamo nelle tappe della nostra vita, i primi amici sono quelli di scuola, poi quelli dell’università, poi quelli del lavoro e a volte della palestra, si certo con molti condividiamo interessi e ideali, ma in fondo con la maggior parte condividiamo lo spazio.

Sul web invece abbiamo imparato ad incontrare le community, gente che può essere dislocata in tutto il mondo, ma che ama una cosa che amiamo anche noi, non importa che sia la fotografia, una serie televisiva o i viaggi in bicicletta, c’è qualcosa alla quale noi diamo molta importanza, specialmente emotiva, che è amato nello stesso modo da un intero gruppo di persone. Criterio di inclusione, ci sentiamo capiti e parte di un gruppo, questo in una società che ci ha portato all’individualismo, è uno sviluppo interessante.

Sempre di più il web, e direi i social media, stanno diventando una finestra sul mondo per trovare persone simili a noi, e l’oggetto verso il quale ci si aggrega è creato dall’utente stesso, non da qualcuno d’esterno. Una vera rivoluzione per la psicologia dei gruppi, questo vantaggio ha creato un nuovo mercato anche nel mondo del turismo.

Da relativamente poco stanno ritornando alla grandissima i viaggi di gruppo, anche gruppi numerosi, di 15, 20 persone, la differenza rispetto a 15 anni fa è che adesso il criterio di raggruppamento è l’interesse. Crescono i viaggi fotografici, i viaggi yoga, le vacanze surf, le vacanze in bici o i gruppi di camminatori, nella maggior parte dei casi sono persone che si sono aggregate sul web, magari seguendo un esperto o un personaggio che ritengono autorevole o consultando lo stesso gruppo o sito specializzato.

Un nuovo “prodotto” che è nato dall’ascolto delle esigenze della gente e non basandosi solo su metriche commerciali e di prezzo.

Le persone oggi giorno hanno sempre più bisogno di sentirsi parte di un gruppo, di sentirsi ascoltati e di soddisfare le loro passioni, se si uniscono questi tre elementi li si può portare ovunque.